Rosato, Di Maio usa Pd per accordo Lega

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C'è un favorito alla carica di presidente del Consiglio (la smettiamo di chiamarla "premiership"? grazie).

Dietro al soprannome di 'Bansky torinese' pare che si celi Andrea Villa (nome con cui il giovane artista si firma), che non si è mai mostrato in pubblico a volto scoperto. Semplice, alla Lega e al Movimento 5 stelle, che sono i due partiti coi quali Putin ha stretto forti rapporti negli ultimi anni. "La coalizione che ha preso più voti è quella di centrodestra e da questa si riparte, dialogando anche con i 5Stelle ma senza subire veti o imposizioni". Il leader M5S lancia la sua proposta durante la registrazione della puntata di Di Martedì in onda questa sera su La7, alla vigilia delle consultazioni che saranno avviate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Mesi dopo era stato proprio il Cavaliere a presentarli l'uno all'altro nella sua casa di via Rovani a Milano, facendo partire un rapporto che Salvini coltiva attraverso le cure di un suo stretto collaboratore. Chissà se Salvini accetterebbe di sedersi a un tavolo con Di Maio, qualora i grillini gli vietassero di portare con sé Berlusconi.

La scommessa, insomma, è questa.

Intanto, senza un esecutivo in carica, i 5 Stelle si apprestano a tagliare i vitalizi agli ex parlamentari.

Un'apertura a Lega e Pd per il governo ma un no a qualunque alleanza con Forza Italia, come partito che bloccherebbe ogni tentativo di riforma del sistema. Domani sarà la volta di Pd, Fi, Lega, M5s. Potrebbe forse far nascere un governo per qualche settimana, ma a costo di far esplodere il centrodestra. Al contrario, il 58 per cento della spesa totale per il reddito di cittadinanza (cioè circa 9 miliardi secondo le previsioni di spesa dei proponenti, fino al doppio se si prende alla lettera il disegno di legge) sarebbe ottenuto dalle famiglie del Sud e solo un quarto andrebbe al Nord.

Il gioco, però, non è del tutto "win win".

Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle, sembra intenzionato ad intraprendere soltanto due strade. "Si, ho votato Pd, sono stato delle elezioni 'horror', terrificanti".

Sulla possibilità di un passo indietro di Berlusconi per far entrare Fi al governo, Carfagna afferma: "Questo scenario non è mai esistito".

Tesi insensate e grossolane che però sono musica per le orecchie dei suoi elettori divenuti pentastar con la bava alla bocca proprio perché la sinistra renziana aveva smesso di odiare nelle piazze preferendo occuparsi di banche e affari (propri). "Ma come possiamo andare al governo con il Pd quando per noi le prime cose da fare sono cancellare le cose che hanno fatto loro?". In altre parole, il segretario del Carroccio non accetta il veto su Forza Italia. Ha perso le elezioni in modo netto ed è giusto che faccia l'opposizione.

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