Salvini: "Di Maio? Da solo dove va"

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Scambi di accuse, minacce, invettive reciproche.

In realtà, più che di snaturamento dello spirito originario o di tradimento della base (che in parte sono innegabili), questa deriva sembra avere piuttosto a che fare con un processo fisiologico in atto in Italia almeno dagli inizi della "seconda repubblica": l'emergere di personalità carismatiche che, prima o poi, cannibalizzano un partito, ma al tempo stesso lo rendono vincente.

Il 62% degli intervistati ritiene inoltre giusto che Lega e Cinque Stelle si accordino rinunciando a qualcuna delle promesse fatte in campagna elettorale. Ma si è aggravato anche il bilancio della tragedia di Kemerovo, la città siberiana dove domenica il centro commerciale "Ciliegia d'inverno" è andato in fiamme: delle 64 vittime, 41 sono bambini. Proviamo a metterli sulla bilancia, partendo dai fattori di divisione.

Anche perché nei giorni scorsi, gli stessi "grillini" avrebbero virato verso un reddito di cittadinanza non molto distante dai sostegni introdotti dagli ultimi due Governi targati Pd. Riusciranno a farsene portavoce all'interno di un accordo con la Lega? "Noi riteniamo che debba essere lui il candidato premier, sì". Il calcolo di assegnare a Forza Italia un mero posto da spettatore inerme e pensare che nel partito non si comprendano l'azzardo e le incognite di una tale ipotesi è però segnato da ingenuità. Tutto liscio, invece, sul lato Forza Italia, l'altro partito in fibrillazione. Questo il sacrificio che Salvini potrebbe chiedere a Berlusconi e quest'ultimo, messo alle corde, potrebbe fare buon viso a cattivo gioco. Punto primo: "Il premier deve essere espressione della volontà popolare: il 17 per cento degli italiani ha votato per Salvini premier, il 14 Tajani, il 4 Meloni, ma oltre il 32 per cento ha votato M5s e il sottoscritto come premier". Il nodo resta quello dei dem (che per ora restano in disparte), ai quali guarda anche Di Maio poiché, proprio da lì, potrebbero arrivare le variabili vincenti per entrambi. No inciuci? Hanno votato un presidente del Senato proposto dal "diavolo" Berlusconi.

"Riapriremo i piccoli ospedali ed elimineremo la legge Forneno": Matteo Salvini riscalda subito la piazza di Venafro. Significa che il vento sta cambiando anche qui, la gente ci chiede di fare le cose. E, con esso, il potere del suo ex segretario. "Una ripicca - hanno risposto i Cinque Stelle - il Pd dimostra di avere a cuore più le poltrone che il bene del Paese".

Il mantra di facciata che viene ripetuto dal Movimento 5 Stelle e dal Centrodestra, fin da prima del voto, è che ogni eventuale alleanza di governo dovrà basarsi esclusivamente su un ben preciso patto programmatico.

"Se Di Maio dice "o io premier o niente" - ha sottolineato Salvini - non è il modo giusto per partire". Si parte con il programma del centrodestra, cioè l'abolizione della legge Fornero, l'abbassamento delle tasse e il blocco dell'immigrazione. Su tutti Elena Fattori, senatrice che all'Adnkronos dichiara di aver posto alcuni dubbi durante l'assemblea di ieri: "La perplessità che ho sollevato io riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier". La strana coppia, dunque, può funzionare.

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