Salvini apre sul reddito di cittadinanza. Ma Di Maio insiste: io premier

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Ogni volta che vede impuntature, poi alla fine si scopre che sono questioni personali. Lo sottolinea a Ischia, dove è andato a trascorrere quelli che definisce "due giorni di pausa", il leader della Lega, Matteo Salvini. Entrambi hanno fatto promesse al proprio elettorato ed entrambi devono stare attenti a come si muovono. E Toninelli, poco dopo, apre anche sulla flat tax, "se è costituzionale e include i poveri".

Ma è ancora presto, si entrerà nel vivo solo con l'avvio delle consultazioni, ma se nessuno dei due "non vincitori" cederà qualcosa, il lavoro per Mattarella si farà difficile. "Perche' si sa, e' sempre piu' facile restare compatti e zitti quando si e' nel gruppo dei vincenti" sussurra un deputato di lungo corso. Sia l'uno che l'altro, poi, hanno in uggia la lotta all'evasione fiscale, che non compare nei loro programmi. Non solo. Importante una gestione oculata del fenomeno migratorio, ma anche la difesa del diritto alla salute e il lavoro, per assicurare ai giovani la possibilità di costruire il loro futuro nella propria terra. Da qui la necessità di presentarsi al tavolo mostrando i muscoli. Ma la tensione aumenta perché il leader dei 5 Stelle sta puntando i piedi sulla presidenza del Consiglio. "Di Maio premier per forza?" Sulla riforma pensioni, peraltro, il programma proposte agli elettori riportava le stesse proposte: proroga di #Opzione Donna, Quota 100 per tutti i lavoratori, staffetta generazionale, #Quota 41 per i precoci. Non è il momento per preclusioni. "Sono disposto a ragionare di tutto, ma si parta dal voto degli italiani"."Adesso i numeri non ci sono, tra qualche giorno speriamo che ci siano" ha detto ieri intercettato ad Ischia insieme alla compagna Isoardi per qualche giorno di relax. Si chiude con il Movimento 5 Stelle, e chissà che Di Maio non esca da Quirinale con un mandato esplorativo simile a quello dato da Napolitano a Bersani 5 anni fa. Abbiamo il dovere di prendere in mano il Paese per risolvere le emergenze dell'Italia, a partire da quella della disoccupazione e della povertà. Anche se su questo non mancano i malumori nella base pentastellata e tra i parlamentari che si stanno abituando all'idea di un Esecutivo M5s-Lega ma che non possono accettare di vedersi al fianco del partito di Berlusconi.

Il M5S però ammette che non ha trovato l'accordo con il Pd. "Tutto il resto può andare bene in quest'ottica ma resta un palliativo", sono le sue parole, con una timidissima e in tutti i casi inedita apertura al Rei, il reddito di inclusione varato dal governo uscente che costa circa 2 miliardi e riguarda 900mila persone. Da politico saggio e paziente sa che quasi sicuramente non basterà un solo giro di consultazioni, perché il primo servirà ai partiti per dichiarare le posizioni di partenza.

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