Forza Italia al Senato punta su Romani, Camera al M5S

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"Non votiamo neanche la Bernini", ha detto Ettore Rosato, capogruppo uscente del Pd alla Camera, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano di commentare la proposta di Salvini per far eleggere Bernini alla presidenza del Senato. Ma ci sono i senatori di Forza Italia...

Il colpo di scena (seppur non decisivo) è alla seconda votazione al Senato.

Diverso, e più complesso - appare la questione della formazione del nuovo governo, rivendicato sia dal Movimento 5 Stelle che dal centrodestra, mentre il centrosinistra conferma il proprio posizionamento all'opposizione (salvo folgorazioni sulla via di Damasco in stile socialdemocratici tedeschi con il loro dietrofront sulla grande coalizione con la Merkel, dapprima drasticamente esclusa già la sera delle elezioni e poi repentinamente accettata).

Pochi minuti dopo la stessa senatrice Bernini rilascia una dichiarazione: "Sono indisponibile ad essere candidato di altri", seguita da un tweet.

"Se si riparte da zero, ci chiamino, andremo volentieri. Non riabilitiamo Silvio Berlusconi", dice Danilo Toninelli. A Montecitorio per essere eletto presidente occorre prima maggioranza dei due terzi e poi quella assoluta. Lo schema della partita istituzionale per la presidenza delle Camere viene definito in un vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli.

Il Cav anche oggi insiste sulla candidatura dell'azzurro alla presidenza del Senato e ribadisce che al rinnovo dei vertici del Parlamento deve partecipare anche lui in prima persona alla trattativa e sedersi allo stesso tavolo con Luigi Di Maio e gli altri leader delle forze politiche. C'erano Renato Brunetta e Paolo Romani, che hanno riferito del faccia a faccia con Lorenzo Guerini. "Non faccio nomi, ma che una Camera vada al centrodestra è ovvio".

Ma dopo più di un'ora di riunione i rappresentanti dei partiti si sono lasciati con un nulla di fatto. Con una campagna elettorale in cui, peraltro, Salvini potrebbe completare la sua Opa sul centrodestra e Forza Italia in particolare.

Il nome di Paolo Romani, "indagato e invotabile", crea frizioni e azzera le trattative, portando la giornata di oggi a un ingente numero di schede bianche.

"Il No ad un governo con Berlusconi credo sia lo spirito comune del M5S, ma Berlusconi non c'è neanche in questo Parlamento", commenta la senatrice Paola Taverna. Se non fosse ancora raggiunta, sempre sabato si procede al ballottaggio tra i due candidati più votati. Con un accordo lontano è uno scenario possibile, visto il problema delle maggioranze. Gli azzurri, infatti, non si fidano e temono che la Lega, nelle vesti di un Giano bifrontr, complice il segreto dell'urna, possa giocare di sponda con i cinque stelle per far saltare il banco.

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