Lombardia, Maroni conferma la sua rinuncia a ricandidarsi: corre Fontana

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Con la rinuncia di Maroni, infatti, il centrodestra rischia di perdere quell'appeal che avrebbe avuto il presidente in carica, anche se la coalizione FI-Lega-FdI punta sull'Election Day per far andare alle urne più elettori possibili in Lombardia.

Durante la conferenza stampa odierna il governatore Roberto Maroni ha confermato la volontà di non ripresentarsi alle elezioni regionali previste per il 4 marzo 2018.

Roberto Maroni è in procinto di rinunciare a candidarsi a presidente della Regione per il secondo mandato.

Per il centrosinistra il candidato presidente per la Lombardia dovrebbe essere Giorgio Gori: il sindaco di Bergamo non ha al momento l'appoggio di Liberi e Uguali, complice il suo appoggio a Matteo Renzi.

Per Salvini, il successore di Maroni potrebbe essere Attilio Fontana. Nella riunione di Giunta il governatore ha fatto riferimento esclusivo a motivazioni personali e a scelte di vita. A chi apparterrebbe il profilo già individuato e condiviso da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia? "So come si governa".

Benché la guida di una delle quattro regioni più importanti d'Europa sia un ruolo prestigioso, il governo sembra affascinare tutti i big del centrodestra che come alla roulette tentano il colpo sul tavolo romano. Che ieri mattina si è presentato ai microfoni di Radio24 e ha lanciato un messaggio inequivocabile al governatore in quota Carroccio deciso a rinunciare alla corsa "per motivi personali". Le riforme non si sono mai viste, ma non è detto che al Paese non possa piacere anche stavolta proprio questo tipo di immobilismo in salsa liberal-statalista. Le considerazioni sono quelle di sempre: il leader di Forza Italia è troppo anziano per fare il premier, Matteo Salvini sposterebbe troppo la bilancia dell'alleanza verso la Lega.

Maroni ha ringraziato Umberto Bossi per il grande percorso politico che ha potuto effettuare fino ad oggi con grandi soddisfazioni a tutti i livelli istituzionali. Prima, però, dovrà convincere Silvio Berlusconi a puntare su di lui e non su una fedelissima come Maria Stella Gelmini.

Tra i leghisti, la figura di Maroni è senza dubbio quella più accomodante per quanto riguarda la parte moderata della coalizione.

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