In Lombardia l'addio di Maroni gonfia le vele a Giorgio Gori, pd

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Liberi e uguali dice no a Giorgio Gori. Chi scrive, di passaggio a fine giugno da Palazzo Lombardia, non poté fare a meno di imbucarsi in un convegno del Pd lombardo sulla sanità a cui partecipava il responsabile nazionaleFederico Gelli. La Lombardia - anche dopo la rinuncia di Maroni - è diventata più contendibile. "Perché quando i padri nobili fanno un appello all'unità della sinistra non si muove mai una critica a chi quel campo l'ha messo in crisi, l'ha lacerato con delle politiche sbagliate?", si è chiesto Laforgia. "Siamo un progetto politico plurale, è normale che ci siano posizioni diverse", rassicura Grasso.

"E soprattutto risparmiateci una campagna elettorale che, in nome della necessita' di battere la destra", - conclude Fratoianni- abbia come unico bersaglio polemico la sinistra.

"Non ci sono motivi di divisione né politici né personali". Claudio Tito su "Repubblica" questa mattina sembra non approvare questo percorso perchè "una classe dirigente ha il dovere di assumersi la responsabilità delle scelte". Infine, ma non da ultimo, occorre riportare in Lombardia un buon governo che sappia valorizzare il lavoro, la formazione professionale, la cultura e l'innovazione. E ritiene "molto utile" convincere Liberi e uguali a rientrare in coalizione: "Noi abbiamo dato tutti i segnali di disponibilità, di attenzione, di precisa volontà di lavorare insieme". Il problema però è che i rappresentanti di Sinistra Italiana e Possibile, non più di un mese fa, si sono pronunciati per procedere alla costruzione di una lista autonoma e alternativa dal Partito democratico, coerentemente da quanto avviene a livello nazionale. E non è un caso che, in parecchi a partire da Giorgio Gori, hanno avuto la sensazione che, se fosse stato per il presidente del Senato, l'alleanza si sarebbe fatta anche in Lombardia.

"Anche solo discutere - sostiene Rossi - della candidatura di Bassolino in Campania è un autogol perché per la sua storia e la sua popolarità dobbiamo chiedergli umilmente di candidarsi e sostenerlo senza se e senza ma".

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