La beffa della Tari: rischio aumenti per ripagare i rimborsi

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Dunque i buchi che si creeranno in futuro con l'esclusione di box e cantine, verranno colmati con un inasprimento del prelievo spalmato su tutte le famiglie. Deve essere ben leggibile la firma del titolare dell'utenza.

La moltiplicazione della tassa sui rifiuti da parte di alcuni Comuni, che hanno applicato la quota variabile anche a garage e cantine, continua ad agitare gli animi. Se infatti è stata applicata la vecchia Tarsu, non si potrà richiedere alcun rimborso. "Questo criterio è alternativo, sulla base della normativa, al sistema di commisurazione del tributo in quota fissa e quota variabile e non ha generato duplicazioni o aggravi non giustificati". Ha detto il presidente Anci: "I Comuni hanno sempre delle riserve e noi pensiamo che per i calcoli errati negli anni passati i rimborsi possano provenire dalle casse del Comune. Pertanto gli amministratori dovrebbero adoperarsi per applicare un nuovo modo di calcolo che punti alla tariffazione puntuale sugli effettivi rifiuti prodotti". L'inesattezza deriverebbe da un errore di calcolo dovuto alla quota variabile della tassa, calcolata sul numero d'inquilini.

L'errore commesso dai Comuni riguarda solo la quota variabile.

Quindi, nelle bollette non si sono verificate duplicazioni di tassazione o addebiti ingiustificati nel rispetto della disciplina dettata dalla Legge n. 147 (art. 1 commi 639 e seguenti) del 27 dicembre 2013.

Difatti su tale aspetto i Comuni sono stati accusati di averla maggiorata e applicata tante volte quante sono le pertinenze dell'abitazione, come se l'immondizia lievitasse in presenza di più pertinenze.

È necessario, inoltre, prestare attenzione al soggetto cui rivolgere l'istanza.

Per verificare se si ha diritto al rimborso di quanto dovuto in più occorre analizzare gli avvisi di pagamento ricevuti. A Milano, per esempio, il sindaco Giuseppe Sala ha aperto ai rimborsi.

La risposta alla domanda si è rivelata sorprendente: il sottosegretario al Mef Pier Paolo Barretta ha infatti spiegato che alcuni Comuni avevano calcolato in modo errato la quota variabile.

In particolare, se il Comune invia un diniego al rimborso, il contribuente deve contestarlo entro 60 giorni dalla sua notificazione.

Esiste però una procedura perseguibile anche dal singolo contribuente per ottenere il rimborso.

Ad ogni modo esiste una procedura per chiedere il rimborso, presentando un'istanza in forma libera, da inviare per raccomandata, con i dati relativi alla bolletta "gonfiata", o anche a più bollette nel caso in cui l'errore si sia protratto per più anno (ipotesi probabile, visto che i Comuni effettuano il calcolo nello stesso modo nel corso degli anni). Dall'altra parte, invece, c'è il problema di un minor gettito che andrà comunque coperto, perché, ricordano le amministrazioni, lo smaltimento dei rifiuti costa.

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