M5S: invito al voto a referendum in Veneto per superare quorum

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Hanno diritto di voto tutti i cittadini italiani residenti in Lombardia e Veneto iscritti nelle liste elettorali.

"Io parto con il chiederle tutte e 23 ma dipende dal risultato del referendum".

Anche se non è previsto un quorum, le aperture da parte del governo dipenderanno da quanto alta sarà l'affluenza.

Gianfelice Rocca su questo giornale ha formulato in proposito idee e suggerimenti che vanno tenuto in gran conto perché nell'economia del post-Crisi, una terra incognita che giudichiamo prevalentemente con il metro dei decimali del Pil, una tendenza però si intravede con chiarezza: "saranno i territori e le città a vocazione internazionale a trainare sviluppo e a attrarre capitali e competenze". Il Pd e le altre forze del centrosinistra, che in Consiglio regionale avevano con decisione avversato la scelta di indire un referendum del tutto evitabile, si sono attestati su una generica "libertà di voto".

Sì, ma soltanto una volta. "Come i catalani anche noi abbiamo deciso di dare voce al popolo". Viene calcolato il lavoro straordinario di 4.100 uomini per 22 ore pro-capite, per un totale di 1.668.700 euro; ci sono poi le indennità per l'ordine pubblico (in sede) per lo stesso personale, 212.175 euro, e il vitto, 164mila euro. La norma è prevista dall'articolo 116 del Titolo V, quello inerente l'ordinamento dello Stato e il rapporto con le Regioni. L'elettore dovrà presentarsi al seggio di appartenenza, indicato nella tessera elettorale in possesso di ciascun elettore, con un documento di riconoscimento idoneo. La prima è questa: con il termine "autonomia" non si intende "indipendenza" ma semplicemente maggior potere.

Una vittoria del Sì, almeno in Veneto, sembra scontata.

In Lombardia, e solo in Lombardia, il governatore Roberto Maroni ha voluto lanciare la sperimentazione del voto attraverso Tablet.

E' convinto che sia necessario avviare in tutta Italia il dibattito sulla distribuzione delle risorse, perché gli enti locali hanno sempre di meno e il governo centrale spende sempre di più.

In Lombardia sarà elettronico. Dunque la procedura per la richiesta di maggiore autonomia può essere avviata da qualsiasi Regione.

L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno ai microfoni di Bergamonews dichiara: "Crediamo nei criteri meritocratici, ritengo per questo utile l'autonomia della Lombardia e del Veneto".

È possibile immaginare che se accadesse ciò che Maroni e Zaia dicono di volere, in Parlamento ci sarebbe una maggioranza disponibile ad allargare le attribuzioni delle due regioni con conseguente riduzione delle risorse per le altre? A fare la parte del leone in tema di "spese pazze" è stata la Lombardia che ha totalizzato circa 50 milioni di euro di costi. E' la stessa idea che sta muovendo la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna, che il 3 ottobre ha approvato il pacchetto delle competenze "incrementali" e dato mandato al presidente Bonaccini di negoziarle col governo.

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