Catalogna, oggi sciopero generale Si ferma anche il 'Futbol Club Barcelona'

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Se infatti la "guerra" indipendentista è stata imposta a una maggioranza incerta attraverso giochi politici a volte forzati, è difficile in una democrazia sostenere che il popolo non possa esprimersi alle urne e, ancora più complicato, cercare di reprimerlo con la violenza senza aspettarsi conseguenze.

Le due sigle riconoscono come in Catalogna ci sia stata "una mobilitazione sociale indiscussa che esprime senza dubbio l'esistenza di un conflitto politico che non può essere condotto dall'unilateralismo promosso dal governo, né a visioni esclusivamente amministrative e legali". Alcune sono state anche manganellate. Senza dubbio però Mariano Rajoy ha gestito molto male questa situazione.

Per Rajoy il referendum è stato "una farsa", anzi "non è mai esistito". Il presidente catalano Carles Puigdemont ha commentato così i risultati del referendum sull'indipendenza della Catalogna: sì al 90% cioè oltre 2 mln di favorevoli a staccarsi da Madrid e il 42% di schede votate.

La presidente del Parlament catalano, Carme Forcadell, ha convocato la riunione dei capigruppo per stabilire la data e l'ordine del giorno della prossima assemblea.

LO STOP - I lavoratori catalani che aderiscono ai sindacati spagnoli CGT, IAC, Intersindical CSC e COS, quindi, incroceranno le braccia per "lottare contro la repressione e per le libertà". Se riuscissimo a continuare con la strategia vincente attuata finora - questa è una delle teorie prevalenti tra i "moderati" - a fare valere il peso degli 800 e passa feriti malmenati dalla polizia domenica e a trascinare tutta l'opinione pubblica internazionale dalla nostra parte, allora sì che qualcuno dall'esterno sarebbe costretto ad agire, per esempio l'Unione europea. "La soluzione della polizia non è la soluzione", si legge in un comunicato unitario.

Salgono a 844 i feriti per le cariche della polizia in Catalogna. Se si andrà comunque alla dichiarazione di indipendenza, non è escluso che possa essere condizionata, per esempio alla vittoria del fronte del "sì" a elezioni anticipate, o con una entrata in vigore ritardata, a sei o nove mesi. La Corte Costituzionale spagnola a settembre aveva dichiarato il referendum incostituzionale appellandosi alla Costituzione secondo la quale 'La Spagna è una e indivisibile'. Di recente è stato protagonista l'ex allenatore Pep Guardiola, vero capopopolo per i catalani, che nel giugno di quest'anno si è schierato per il referendum nella grande manifestazione indipendentista organizzata in vista del voto.

"I cittadini catalani si sono guadagnati il diritto ad uno Stato indipendente". L'assemblea, che è composta per la maggior parte da deputati indipendentisti, potrebbe votare in favore della proclamazione unilaterale dell'indipendenza.

Anche la stampa di Madrid preme. Parole che confermano la frattura fra società catalana e spagnola. Il premier spagnolo Rajoy ha parlato di "messa in scena", il presidente catalano Puigdemont, si è appellato all'Europa, affermando che "non può più voltarsi dall'altra parte".

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