A Barcellona code ai seggi elettorali per il referendum sull'indipendenza dalla Spagna

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La Guardia civil ha caricato la folla davanti a diversi seggi elettorali.

Il ministero dell'Interno ha scritto su Twitter di aver bloccato il sistema informatico che permetteva di poter votare in tutti i seggi e veder riconosciuto un solo voto, anche con schede stampate da casa, il cosiddetto "Censo universal".

L'occupazione dei seggi è avvenuta in forma "pacifica e festosa" riferisce la tv pubblica tv3. Molti si sono seduti davanti ai seggi per fermare l'avanzata degli agenti spagnoli.

Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millo ha giustificato l'intervento della polizia spagnola nei seggi perché, ha affermato, quella catalana "ha anteposto criteri politici a quelli professionali". Se il Sì dovesse trionfare allora dovrebbe entrare in vigore la ley de desconexión che regola l'iterim legale fino al riconoscimento dell'indipendenza: come spiega bene l'Ansa, "tutto rimarrebbe com'è oggi (leggi, tribunali, polizia, amministrazione, finanze) tranne il fatto che il governo locale dovrebbe negoziare o imporre caso per caso nuove regole a Madrid fino alla completa separazione". Nonostante la pioggia e il dispiegamento di forze di polizia, infatti, sono centinaia le persone che sono già in fila fuori dai seggi elettorali a Barcellona, pronti ad esprimere il proprio voto sul referendum.

Le manifestazioni in favore dell'unità della nazione sono rare nella regione, sebbene i sondaggi indichino che la maggioranza dei catalani è favorevole a restare parte della Spagna. Sul palco, di fronte a decine di migliaia di persone, i rappresentanti della Generalitat, il governo catalano, il presidente Carles Puigdemont, e il vice presidente Oriol Junqueras, insieme agli esponenti di tutte le altre formazioni che appoggiano il referendum.

Al posto dei Mossos sono stati chiamati subito a intervenire la Guardia Civil e la Polizia di Stato, i due corpi che rispondono direttamente alle autorità nazionali e che nelle scorse settimane erano stati inviati in Catalogna in supporto. Emblematici i fatti di Girona dove le porte di un seggio sono state sfondate dagli agenti e scrutatotri e votanti sono stati trascinati con la forza. Gli organizzatori del referendum invitano i cittadini catalani a non diffondere notizie o immagini delle urne nei seggi "per non dare piste" alle forze dell'ordine.

Essendo stato chiuso il seggio locale del presidente a Girona, lo stesso ha potuto votare presso un altro seggio. "Un presidente di un governo codardo ha inondato di polizia la nostra città". Parole ancora più dure della sindaca di Barcellona Colau. Per questo i manifestanti pro referendum, per difendere i luoghi del voto, si sono organizzati per occupare scuole e uffici, come l'istituto Collaso i Gil di Barcellona, nella Ciutat Vella, tra i primi ad essere conquistati.

La Catalogna al voto.

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