Trump: Se Pyongyang attacca saremo costretti a distruggerla

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In primis ha affrontato la questione della Corea del Nord e del suo rocket man Kim Jong-un: "Se gli Stati Uniti saranno costretti a difendersi o a difendere i loro alleati da un'aggressione, la Corea del Nord sarà completamente distrutta".

Nel corso del suo intervento, Trump ha anche rivolto un duro attacco all'Iran, ed ha criticato il suo predecessore, Barack Obama, per aver promosso l'accordo sul nucleare con la Repubblica islamica: "Si tratta di una delle transazioni peggiori e piu' unilaterali cui gli Stati Uniti abbiano mai deciso di partecipare", ha detto il presidente Usa.

Infine, quanto al Venezuela, gli Stati Uniti possono al massimo alzare la voce, ed aumentare il ventaglio degli obiettivi delle sue sanzioni, senza però riuscire a modificare di una virgola l'avvitamento autocratico del paese latino. Senza la Cina, ma anche senza la Russia, sarà complicato disinnescare una guerra di nervi che rischia di precipitare con conseguenze devastanti per la Corea del Sud e il Giappone. "Il presidente Trump ha detto la verità sulle minacce che incombono sul mondo e ha lanciato un appello ad affrontarle con forza per garantire il futuro dell'umanità".

Trump ha affermato che gli Stati Uniti fermeranno l'estremismo islamico e non permetteranno di terrorizzare il popolo americano e il mondo intero. Ma allo stesso tempo, il presidente del paese più ricco e potente della terra, dice al SG e a tutti i leader seduti in sala "dobbiamo assicurarci che nessun paese sopporti una parte sproporzionata del peso, che sia militare o finanziario". E oggi gli americani, che nel 2011 mandarono l'ambasciatore Ford a passeggiare tra i ribelli di Hama, spingono in ogni modo per attaccare l'Iran, a parole, ben sapendo che sul campo è assai più difficile. "Abbiamo ribadito un tema che riguarda una opportunità temporale e non la sostanza del provvedimento, che pure dal nostro punto di vista deve essere emendato perché ci sono alcune cose che non funzionano". Trump ha inaugurato con il primo intervento all'Onu di lunedì una settimana di intensa diplomazia. Non è il saluto del presidente americano in uno dei suoi comizi in campagna elettorale, ma è la conclusione del primo discorso di Donald Trump davanti alle Nazioni unite, rivolto ai rappresentanti dei 193 paesi seduti ad ascoltarlo nel palazzo di vetro.

Trump ha inoltre chiesto all'Iran di liberare tutti i cittadini Usa e di smettere di sostenere il terrorismo.

In passato l'aveva definita una istituzione "obsoleta", "debole e incompetente", un "club di gente che si riunisce, parla e si diverte", minacciando di tagliarle i fondi. Ciò dovrebbe significare anzitutto un rifiuto dell'idea di promozione della democrazia all'estero: una linea che l'amministrazione Trump ha già espresso con riferimento all'Afghanistan e alla Siria.

Il capo della Casa Bianca è tornato a citare "il terrorismo dell'islam radicale", per promettere di annientarlo, denunciando le migrazioni indiscriminate come minaccia alla stabilità globale.

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