Campidoglio, l'asse romano del M5S contro gli "inviati" di Casaleggio

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Entrando in Campidoglio da amministratore unico Fantasia aveva smentito l'ipotesi di fallimento per la municipalizzata, finita nella bufera negli ultimi giorni dopo l'addio di Rota e minacciata da un vero e proprio allarme conti. Non a caso scuro in volto, Fantasia, lasciando il Campidoglio, non ha risposto alle domande dei cronisti. Simioni, in questi mesi, ha lavorato e dato vita al piano parzialmente presentato in primavera da Colomban e che verrà ufficializzato alla fine dell'estate, prima della già annunciata uscita di scena dell'imprenditore veneto.

Il cda è completato da Cristiano Ceresatto (capo staff partecipate Comune di Roma) e Angela Sansonetti (della Luiss): ATAC passa da una struttura snella al consiglio di amministrazione, aumentando le poltrone e chissà se migliorando l'efficienza. Dichiarazioni che avevano scatenato un'autentica bufera al punto che per alcune ore si era anche ipotizzato che la Raggi potesse dimissionare l'assessore. Risultato? Resterà al suo posto ma per ora sotto osservazione. Nato nel 1960 a Valdobbiadene, patria del prosecco, succede all'ex dg Bruno Rota che il 21 luglio ha rassegnato le dimissioni.

Tutto, comunque, potrebbe consumarsi in poche ore.

Basti pensare che la sindaca Virginia Raggi, da poco insediata, si era ferocemente opposta alla prospettiva di privatizzare un'azienda che rappresenta la summa italica degli sperperi e dell'inefficienza, vendendola alle Ferrovie dello Stato.

Mazzillo, che fa sapere di non avere intenzione di dimettersi, non è l'unico sconfitto di questo giro di nomine. Romano, sì, ma straniero per provenienza politica, troppo vicino al Pd e ancora peggio - nel ragionamento dei maldipancisti - colpevole di aver portato nei cda delle aziende culturali uomini legati alla sinistra romana, slegati dal Movimento. Già perché i nodi sono il frutto non di bagarre interne o guerre intestine, ma di decisioni non prese e di critiche che vengono da uomini della sindaca. In soldoni: "Il debito di Atac da 1,38 miliardi per il comune è un credito, che vale oltre 500 milioni. Senza contare che, appena c'e' un problema - dall'acqua, ai trasporti ai rifiuti - l'amministrazione capitolina fa scaricabarile senza prendersi responsabilita'". "Nel '93 ci trovammo nella stessa situazione di oggi". Con la liberalizzazione invece separiamo le due funzioni: il pubblico tiene la gestione delle regole e mette in appalto soltanto la produzione industriale del servizio.

"In meno di un anno abbiamo assistito all'ennesimo cambio al vertice di una delle più grandi aziende di trasporto italiane".

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