Fincantieri e hotspot in Libia: il decisionista Macron umilia l'Italia

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Un nuovo passo della campagna di Libia del presidente francese, che due giorni fa ha riunito nei pressi di Parigi il premier libico Fayez Serraj e il generale Khalifa Haftar, e soprattutto un altro passo nella sua campagna per limitare il flusso migratorio ai rifugiati e fermare i migranti economici.

Il muro contro muro è concreto.

Quarto punto. Le Maire (il Ministro francese dell'Economia) ha assicurato che la nazionalizzazione di Stx è solo una misura temporanea, dati i vincoli stringenti nell'esercitare l'opzione, in vista della ridefinizione di accordi più chiari ed a tutela degli attuali occupati con Fincantieri. Il tempo a disposizione non è molto perché a novembre scade l'ultima proroga concessa dalla Commissione ad Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia (che non fa parte dell'Ue ma è nell'area Schengen) per consentire i controlli ai confini.

Ma la partita non appare chiusa. Contingenti che fanno però passare senza alcun intervento il traffico di carne umana, diretto prima in Libia e di lì in Italia. La decisione francese azzera le scelte e gli impegni presi negli ultimi mesi.

Colpo di scena nella contesa tra il governo francese e l'S.p.a. italiana per i cantieri navali Stx. Macron pensa innanzitutto a se stesso e alla Francia. Così è per l'improvvida idea di hot spot in Libia (da fare entro agosto?) che sconta tutta la precipitosità e l'ambizione del neofita.

È vero purtroppo: l'Italia per tre anni ha nicchiato, sul ruolo di leadership della coalizione occidentale nella stabilizzazione libica che Onu e Usa ci hanno attribuito.

Del resto, la Fincantieri ha fornito molte garanzie sul tema e comunque la Stx ha commesse per ben undici anni, mentre anche Fincantieri è piena di lavoro. Sono diverse infatti le questioni irrisolte. Ha fatto finta di farlo l'Italia, elemosinando qualche zero virgola in più di flessibilità di bilancio. Adesso Haftar si è deciso sicuramente dietro una spinta dell'Egitto, altro Paese di cui eravamo i principali interlocutori e che per via del caso Regeni non lo è più. Si vuole, insomma, continuare a negoziare con Fincantieri.

Con le iniziative sulla Libia, sul problema dei migranti e sulla vicenda Finmeccanica, Macron mostra una politica ostile all'Italia: quella che in termini tecnici si chiama "guerra senza limiti". La posizione italiana è nota.

La prepotenza francese pareva essere stata smussata proprio dal portavoce del governo, che affermava che i partner italiani risultano importanti nella gestione del particolare cantiere.

La proposta è ora all'esame del Ministero della Difesa.

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