Brexit, Regina: Priorità è miglior accordo possibile con Ue

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A quasi un anno dal referendum sulla Brexit (che si è svolto il 23 giugno del 2016), iniziano oggi le trattative sui dettagli.

D'altronde non è un caso se la Francia di Macron e la Germania di Angela Merkel abbiano fatto sapere che se il Regno Unito lo vorrà, potrà tornare in Europa.

Questa la situazione politica generale in Gran Bretagna e i motivi che hanno reso tanto difficoltosa anche la sola notificazione al Presidente della Commissione, Tusk. A Bruxelles, riferiscono alcuni organi di stampa, c'è chi preferirebbe che il nuovo governo May non nascesse proprio. Anche la proposta di reintrodurre la caccia alla volpe era assente dal discorso della regina.

Con una stretta di mano si sono aperti lunedì i negoziati Brexit. Sennonché, dopo la pesante sconfitta di Theresa May nelle elezioni politiche dell'8 giugno, l'ipotesi sembra meno campata per aria. "Ci stiamo avvicinando al punto di svolta che caratterizza tutti i cambiamenti economici insostenibili", ha commentato il finanziere.

Poi ci sono i soldi che il Regno Unito deve ancora all'Europa, frutto degli accordi presi prima dell'uscita. Anzi, se lo farà sarà "il benvenuto".

Intanto domani, a Lussemburgo, i rappresentanti dei 28 affronteranno la questione del trasferimento da Londra delle due agenzie europee Eba ed Ema, su cui i 27 sono divisi. Come avverte il capogruppo del Ppe all'Eurocamera Manfred Weber: "Il grosso problema è che non abbiamo idea di cosa vogliono i britannici: sono nel caos". Per l'Irlanda l'UK rappresenta il più grande mercato di esportazioni e l'inserimento di barriere doganali potrebbe avere un fortissimo impatto negativo che non si colmerebbe nemmeno con possibili benefici derivanti dal ricollocamento da Londra a Dublino di eventuali servizi finanziari.

L'UE è riuscita a vincere la prima battaglia di questa lunga guerra sulla Brexit che porterà, a marzo del 2019, all'abbandono del blocco da parte del Regno Unito.

La vera partita però si gioca sul mercato unico e sulla libera circolazione delle persone. Ha indetto le elezioni per chiedere agli inglesi una maggioranza forte, che le permettesse di portare avanti la Brexit: non l'ha ottenuta. Non un ritorno al passato, ma comunque un controllo.

Le opinioni in tal senso sono tutt'altro che concordi: chi si occupa di business e finanza vorrebbe dare priorità assoluta all'economia per preservare l'accesso del Regno Unito al mercato unico europeo. Un sondaggio effettuato tra i cittadini europei e britannici ha cercato di comprendere cosa ci si aspetta al di qua e al di là della Manica dopo la decisione popolare di rompere con l'Unione europea e soprattutto quali sono i principali timori che nutrono i cittadini per il prossimo futuro.

Assai più probabile che il voto referendario sia stata l'ennesima espressione di disagio socio-economico, dopo molti anni di riduzione del potere d'acquisto degli stipendi ed un welfare ridimensionato da tagli a ripetizione.

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