Il Pd: "La legge elettorale è morta"

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"In questi giorni ho dovuto spiegare a tanti che il nostro impegno politico-parlamentare era unicamente diretto ad assicurare al Paese una legge elettorale, che non lavoravamo per le elezioni anticipate - sognate da FI, 5 Stelle e Lega Nord - che le donne e gli uomini del PD, responsabilmente, nuovamente, si assumevano una responsabilità istituzionale: avere una legge elettorale approvata dal Parlamento". La conta poche ore dopo il tracollo alla Camera sulla legge elettorale riserva clamorose sorprese dentro il Pd, perché le prime accuse di tradimento ai deputati del Movimento 5 Stelle non reggono. Le lucine si fanno tutte blu, la presidente gesticola animatamente con alcuni funzionari, l'Aula rumoreggia. Un fedelissimo, quindi, del principale sponsor dell'accordo col Pd e con Forza Italia: Luigi Di Maio.

Il voto a scrutinio segreto su un emendamento riguardante il Trentino presentato dalla forzista Biancofiore, ha fatto andare sotto quella che in teoria era una maggioranza titanica. Eppure a far crollare il castello di carte è stato un emendamento (fotocopiato da quello delal forzista Micaela Biancofiore) di Riccardo Fraccaro, deputato eletto in Trentino-Alto Adige. Se avessero voluto dirmi che non concordavano, lo avrebbero annunciato prima. Questi i fatti: la presidente Boldrini indice la votazione specificando che è a scrutinio segreto. Nel voto segreto, invece, da 150 i favorevoli sono diventati addirittura 270, perciò sarebbero circa un centinaio i voti che si sono aggiunti in quel frangente. C'erano già state avvisaglie sulla tenuta della grande armata, ma tutti si aspettavano che il collasso arrivasse su emendamenti pesanti a firma 5 Stelle, come quelli sulle preferenze e il voto disgiunto. "Io non sono particolarmente ottimista" ha poi proseguito il segretario del Partito Democratico, che ha definito quello di ieri un "fallimento impressionante". La stessa sinistra che vuole la legge proporzionale ma non vuole i governi di coalizione che nascono dalla proporzionale.

Cosa hanno davvero detto le luci e rosse e verdi dello schermo del Parlamento Italiano (accesosi per magia) il cui risultato ha di fatto affossato la legge elettorale. In forza del patto, a favore del "sistema tedesco all'italiana" sarebbero schierati 449 deputati - più dei due terzi della Camera - chiamati a confermare il testo licenziato dalla commissione. O meglio, si capisce ma su cui è meglio stendere un velo pietoso tanto è irrazionale. La sottovalutazione delle dinamiche d'aula, fra assenze eccessive, pasdaran della scadenza naturale e una quota fisiologica di errori di voto hanno fatto il resto. E in quei 158 c'erano anche 18 voti del Pd (una cinquantina quelli grillini). Berlusconi - che ha chiamato Renzi per 'fare il punto' sul da farsi - consiglia cautela, propone di sedersi al tavolo, di riprovarci. "Se non troviamo l'intesa sulla legge elettorale come la troveremo sulla legge di bilancio?" - sono le sue domande retoriche.

L'accordo sul modello tedesco non regge alla prova del Trentino Alto Adige.

La "preoccupazione" del Colle per quanto avvenuto in aula c'è, ma allo stato dell'arte nessuna fuga in avanti appare giustificata agli occhi del Capo dello Stato: la maggioranza al Governo fin qui, è il ragionamento, non è mai venuta meno. Ecco allora che nel Pd si spera che la decisione del centrodestra di scendere dall'Aventino possa fornire il serbatoio di voti necessario per approvare il testo e farlo anche con una maggioranza qualificata. "Si tratta di un fallimento clamoroso, le responsabilità sono chiare a tutti", ha osservato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano a segreteria riunita.

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