Elezioni UK, ecco come conviene posizionarsi sulla sterlina

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Si apre una fase di incertezza e di interrogativi dopo l'esito del voto nel Regno Unito con la perdita della maggioranza dei seggi in Parlamento da parte del partito conservatore della premier Theresa May. Ma un sondaggio YouGov diffuso alla vigilia del voto sostiene che i conservatori, pur in vantaggio al 42% sui laburisti al 38%, non otterrebbero la maggioranza, vincendo solo 302 dei 650 seggi; secondo la stessa rilevazione, il Labour ne otterrebbe 269.

I conservatori di May non hanno raggiunto la maggioranza dei seggi in parlamento: può dirsi mancato l'obiettivo della premier di avere un sostegno "forte e stabile" in vista dei negoziati sulla Brexit, ragione per la quale aveva indetto le elezioni anticipate. Al tentativo dei Tories di spostare il focus della polemica, Corbyn risponde insistendo, al pari del sindaco di Londra e suo compagno di partito, Sadiq Khan, a denunciare la carenza di risorse garantite agli apparati di sicurezza da un governo che predica 'legge e ordine', ma pratica soprattutto "austerità". Dall'altra i laburisti guidati da Jeremy Corbyn, galvanizzati da un risultato importante. Per quanto riguarda la questione terrorismo, che nelle ultime settimane sta tragicamente colpendo l'Inghilterra, la premier ha ribadito che "i valori della Gran Bretagna prevarranno", decidendo di innalzare il "livello di allerta al terrorismo da critico a grave". Le coalizioni sono estranee alla tradizione britannica e ci vorrebbe parecchia fantasia per immaginarne una solida con questi numeri. "La sua politica mediorientale è in linea con quella del governo precedente e per fare della Brexit un successo vorrebbe un rilancio del Commonwealth". Gli ultimi report di Oddschecker, portale web leader nella comparazione delle quote, vedono il Partito Conservatore come il chiaro favorito per la vittoria finale (a 1/20 che, tradotto nelle "quote italiane", diventa 1,07).

I due principali partiti in corsa sono il Partito Conservatore guidato dall'attuale premier Theresa May e il Partito Laburista il cui leader è Jeremy Corbyn. Il partito ha perso la maggioranza assoluta a Westminster ed è dovuto venire a patti con un partito con cui ha poco in comune: quasi solo il fatto di dirsi conservatori. "Il voto di giovedì - risponde Carrer - sarà il test del nuovo conservatorismo di Theresa, attento agli ultimi al punto da rinnegare il thatcherismo, che sembra intoccabile tra gli idoli della destra britannica, e far svolgere allo Stato un ruolo attivo nell'economia".

Al tempo stesso il leader laburista, osteggiato dalla maggioranza del suo stesso gruppo parlamentare, descritto dalla stampa come incapace se non pericoloso, dogmatico e ancorato a visioni ideologiche del passato, sembrava destinato da un fallimento totale, con il rischio di vedere la rappresentanza parlamentare laburista scendere sotto le duecento unità, un risultato ancora peggiore di quello di Michael Foot nel 1983. La Brexit non è più considerata la soluzione a tutti i mali e i suoi sostenitori sono ormai divisi tra quelli che vorrebbero un compromesso con l'Unione e quelli che lo rifiutano a priori, come May. Fallito in pieno il suo disegno, che si è tramutato in un clamoroso autogol. May va avanti ma certamente il percorso sarà molto più difficile e tortuoso ora che per governare dovrà scendere a patti con altre forze. Michael Crick, celebre volto della Bbc, ha commentato su Twitter: "i meeting di piazza animati da Corbyn nel 2017 sono probabilmente i più grandi da Churchill".

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