Trump in Israele: abbiamo la rara opportunità di portare la pace

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Questo Paese, il maggiore dell'area, ha certamente un passato di appoggio ai movimenti estremisti, specie in Libano e Ghaza, e di attivismo anti-israeliano.

L'errore che il presidente ha rivendicato come una delle sue prerogative, però, è andato oltre durante la sua visita del 22 maggio a Gerusalemme.

L'assoluta sintonia diplomatica è continuata anche nelle fasi successive della visita. Netanyahu, stando a indiscrezioni, ha dovuto ordinare ai propri ministri di recarsi all'aeroporto per accogliere Trump. Netanyahu ha apprezzato l'impegno del presidente Usa. Entrambi i leader si sono anche affrettati a indicare il nemico comune: l'Iran. Il ministro dell'Educazione e leader del partito dei coloni ebrei Naftali Bennet si è rivolto a Trump con la speranza che "sia il primo presidente che riconosca Gerusalemme unita sotto la sovranità di Israele". Il faccia-a-faccia tra i due dovrebbe cominciare intorno alle 18, dopo che Trump sara' stato ricevuto dal presidente Reuven Rivlin e dopo il tour nella Citta' Vecchia.

Successivamente all'incontro con il Papa, Trump incontrerà anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, accompagnato da monsignor Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.

"Abbiamo davanti a noi una rara opportunità per portare sicurezza, stabilità e pace a questa regione e al suo popolo, sconfiggere il terrorismo, e creare un futuro di armonia e prosperità. Non con Donald J. Trump". Vi ha pregato e ha infilato il biglietto con una preghiera. Da mesi il genero di Trump, Jared Kushner, lo prepara con cura. "Non c'è altro modo".

"Ancora una volta intendo ribadire la nostra posizione che riguarda l'esistenza di due Stati all'interno dei confini del 1967" ha replicato il presidente dell'Anp. "L'Iran - ha continuato - deve smettere di addestrare e finanziare i gruppi terroristici e le milizie estremiste".

Tutto bene per il governo israeliano, dunque? Un accordo, ha spiegato, che funzionerebbe da volano per "un processo di pace nell'intero". Mai nei discorsi di questi giorni ha pronunciato le parole "capitale" e "ambasciata". Ivanka Trump, al seguito del padre riguardo alla visita in Arabia Saudita ha twittato "fantastica e storica". "Il muro è parte di Gerusalemme", ha risposto il capo della diplomazia americana.

C'è poi un'altra verità spiacevole per Israele che il discorso di Ryad rivela.

Trump in Arabia e in Israele ha cambiato rotta sull'Islam, non più demonizzato come in campagna elettorale, mentre mantiene il punto su Teheran: il giudizio sull'accordo sul nucleare iraniano negoziato da Obama è durissimo. Pensa che "l'ultimate deal" potrebbe arrivare nel giro di un anno, se tutte le parti lo seguiranno su questa strada.

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