È morto Valentino Parlato

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È morto Valentino Parlato. Giornalista curioso e appassionato, lo ricordiamo pubblicando uno degli ultimi interventi che aveva scritto per gli speciali "Sbilanciamo l'Europa", frutto della collaborazione tra Sbilanciamoci, alle cui attività Valentino aveva recentemente partecipato, e il Manifesto.

Il Manifesto ha confermando la notizia con un breve messaggio: "Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso Il Manifesto in tutta la sua lunga storia. Per ora ci fermiamo qui, abbracciando forte la sua splendida famiglia e tutti i compagni che, come noi, l'hanno conosciuto e gli hanno voluto bene", si legge sul sito della testata. Così alla fine dello scorso anno Parlato, 85enne, confessò il suo voto a favore della sindaca Virginia Raggi a Roma. Il padre era un funzionario del fisco che fu mandato per lavoro in Libia. Iscritto al Partito comunista libico, nel 1951 fu espulso dal Protettorato britannico: "Ero studente in Legge: se fossi sfuggito a questa prima ondata sarei diventato un avvocato tripolino e quando Gheddafi m'avrebbe cacciato, nel 1979, insieme a tutti gli altri, mi sarei ritrovato in Italia, a quasi cinquant'anni, senz'arte né parte. Un incubo. L'ho veramente scampata bella".

Si sposò per la prima volta con Clara Valenziano da cui ebbe due figli, Enrico e Matteo. Il 28 aprile 1971 il Manifesto divenne quotidiano e Parlato ne fu direttore molte volte. Il giornalista, successivamente, si era trasferito in Italia, o meglio era stato espulso dal suo Paese natio proprio per la sua "fede" politica tendente verso sinistra e aveva raggiunto l'Italia dove, poi, ha cominciato a lavorare per L'Unità.

"Se ne va un intellettuale sempre lucido e un riferimento per la sinistra italiana". Un grande giornalista, un compagno.

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